FINIAMO BENE E COMINCIAMO ANCORA MEGLIO di Letizia Gariglio
Il 2025 si è chiuso con una tragica panoramica dei conflitti che nel mondo lo hanno gravato: conflitti di ogni genere, internazionali, nazionali, locali regionali…
La più importante delle guerre è probabilmente quella che ha coinvolto la striscia di Gaza e la Cisgiordania: di certo la peggiore per mortalità, diffusione, gravità. Segue la guerra in Ucraina: secondo le stime dell’ONU dello scorso novembre, nel 2025 sono state registrate oltre 12.000 vittime civili. Terza probabilmente in ordine di importanza la guerra civile in Sudan con 150.000 morti tra il 2023 e il 2025, stimati però per difetto, a causa della quale i rifugiati fuggiti dal paese nei paesi vicini ha superato i 4 milioni di persone. Poi vengono la guerra in Libano, in Siria ,nello Yemen e in Iran ,colpiti dagli attacchi israeliani e per quanto riguarda Siria Yemen e Iran anche dagli Stati Uniti . Segue il conflitto tra India e Pakistan e quello fra Thailandia e Cambogia, il conflitto civile nella Repubblica democratica del Congo. In Birmania oltre 1200 gruppi armati operano nel paese contrastandosi l’uno con l’altro; in Haiti ed Ecuador si sono verificate numerose violenze politiche; la Nigeria ha subito un’escalation di attacchi da parte dell’Isis, infine ultimo solo in ordine di tempo il nuovo conflitto in America Latina, operato da Donald Trump contro il regime venezuelano di Nicholas Maduro.
Un anno dove la parola meno usata è la parola pace. Probabilmente la fine del 2025 non è solo la fine di una anno, è la fine di un’epoca, la fine definitiva di un ordine precedente. Eppure 8 milioni di bambini e di bambine sono nati nelle zone di guerra.
Nonostante tutto ad alcuni non è andata poi così male. I 500 uomini più ricchi del mondo sono diventati ancora più ricchi grazie anche alle cripto valute, ai metalli preziosi e all’intelligenza artificiale. La ricchezza dei Paperon dei Paperoni è aumentata a 11.900 miliardi di dollari. A quanto pare un quarto delle nuove ricchezze è saltata per così dire nelle tasche di otto persone: inutile farvi i nomi, li conoscete già. A proposito, forse vale la pena ricordare che ciascun super-ricco (non solo gli otto capolista) emette un quantitativo di anidride carbonica quattromila volte quella di un cittadino qualunque (a partire dall’uso di jet personali).
E poi cominciamo bene. Uh, come cominciamo bene! Dal 1 gennaio è arrivata la decisione del governo israeliano di sospendere le autorizzazioni ad operare nella striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati a 37 organizzazioni umanitarie internazionali.
Secondo Israele la sospensione delle autorizzazioni è dovuta a una riforma delle procedure per rafforzare gli standard di sicurezza delle organizzazioni umanitarie: lo scopo ufficiale è come sempre quello di prevenire infiltrazioni da parte di Hamas e della Jihad islamica.
Le organizzazioni internazionali che sono state prese di mira dal provvedimento non avrebbero, secondo le autorità israeliane, fornito la documentazione necessaria introdotta con le nuove regole. Le autorità israeliane vogliono gli elenchi completi del personale, inclusi i dati sensibili come i contatti personali, i profili delle persone sui social e alcune informazione del tutto private, come indirizzi mail e numeri di telefoni privati. Inoltre vogliono anche i dati sensibili dei loro familiari Ma, secondo le Ong, fornire questo tipo di informazione all’interno di un contesto di guerra espone il personale a rischi diretti, soprattutto se si considera che su quel territorio sono già stati uccisi dall’inizio delle ostilità centinaia di operatori umanitari. Si tratta chiaramente di una intimidazione e di una pressione cui le Ong non possono cedere, è una richiesta che ferisce le leggi sulla protezione dei dati e rappresenta un grosso rischio per la vita dei singoli e per i gruppi. È una richiesta che lede l’indipendenza e la neutralità delle organizzazioni umanitarie. È evidente che non ci sono limiti alla strafottenza di Israele; le stesse Ong sono perfettamente consapevoli, che la richiesta è l’espressione di una arroganza senza limiti e che, anche le Ong dovessero soddisfare le richieste, una nuova pretesa sarebbe immediatamente approntata per impedire gli aiuti umanitari. Dichiara Medici senza Frontiere: «Molti membri dello staff di Medici senza frontiere sono stati uccisi dalle forze israeliane; in qualsiasi contesto, specialmente uno in cui gli operatori medici e umanitari sono stati intimiditi, arbitrariamente detenuti, attaccati e uccisi in gran numero, richiedere gli elenchi del personale come condizione per l’accesso al territorio è uno sconfinamento scandaloso».
Nella sua volontà genocida Israele ha distrutto tutte le infrastrutture essenziali. Ha ucciso migliaia di rappresentanti tra personale medico e operatori umanitari, giornalisti, ha costretto la popolazione palestinese in condizioni di vita che a dir poco si possono definire disumane, ha volutamente impedito l’apporto di beni di prima necessità, attraverso il blocco dell’ingresso di beni essenziali, come le forniture mediche e il cibo. Il sistema sanitario di Gaza è stato distrutto da Israele. Sono stati presi di mira i campi e rifugi di fortuna in cui vive la popolazione e Israele continua a bloccare l’arrivo di forniture di alloggi temporanei, come le tende. Anche Medici senza frontiere è tra le organizzazioni colpite dalle decisioni, come anche la Caritas Gerusalemme che comunque ha annunciato la propria intenzione di continuare ad operare, malgrado il divieto. In tutto le Ong bloccate sono 37 ma naturalmente, almeno sulla carta e secondo le dichiarazioni israeliane, le organizzazioni potrebbero ancora fare ricorso.
