DUE PASSI FRA GLI ODORI (5). GLI ODORI DI DANTE di Letizia Gariglio

GLI ODORI DI DANTE

Dante usa un certo numero di volte la parola “puzzo” (per la precisione sei volte, se non sbaglio) e una sola volta la parola “puzza”. Il puzzo regna nell’inferno, ma compare anche in Purgatorio e Paradiso. La puzza, tuttavia, pur non essendo paradisiaca, sta in Paradiso.

Puzza la pioggia putrida dei Golosi (CANTO VI, 10-12 ) dell’INFERNO e l’odore è di terra bagnata e marcia: «Grandine grossa, acqua tinta e neve / per l’aere tenebroso si riversa;/pute la terra che questo riceve».

INFERNO: CANTO IX. v. 31 : «Questa palude che ‘l gran puzzo spira / cinge dintorno la città dolente…».

INFERNO: CANTO XI. Dal v. 5. Dante e Virgilio devono fermarsi per abituarsi all’aria proveniente dal basso Inferno: «su l’estremità d’un’alta ripa […] venimmo sopra più crudele stipa; e quivi, per l’orribile soperchio del puzzo che il profondo abisso gitta…».

INFERNO: CANTO XXIX. v. 50: «. Se… i mali / fossero in una fossa tutti insembre, / tal era quivi, e tal puzzo n’usciva / qual suol venire dalle marcite membre».

PURGATORIO: CANTO XIX. v. 33 (Dante sta sognando): «quel mi svegliò col
puzzo che n’uscia».


PARADISO: CANTO XVI. v. 55 : « che averle dentro e sostener lo puzzo…».


PARADISO: CANTO XX. v. 125 :«…da indi il puzzo più del paganesmo… »

La puzza (al femminile) disturba una volta in PARADISO: CANTO XXVII. v. 26 : «…del sangue e de la puzza; onde ‘l perverso…».


Il lezzo si introduce nell’Inferno: INFERNO: CANTO X. v. 136 : «…che ‘nfin là sù facea spiacer suo lezzo»..


Il fiato compare sei volte, non sempre nell’accezione di aria fetida e dolorosa


INFERNO: CANTO V. v. 42 : «…cosi quel fiato li spiriti mali…».


INFERNO: CANTO XI. v. 12 :«… al tristo fiato; e poi no i fia riguardo….»

CANTO XXVII. v. 60: «…di qua, di là, e poi diè cotal fiato…».


INFERNO: CANTO XXXIII. v. 108 : «…veggendo la cagion che “l fiato piove…».


PURGATORIO: CANTO XI. v. 100 : «Non è il mondan romore altro ch’un fiato…».


PURGATORIO: CANTO XXV. v. 113 : «…e la cornice spira fiato in Suso…”

La merda, come lo sterco, caratterizza l’Inferno: compare due volte volte e lo sterco una volta:

INFERNO: CANTO XVIII. v. 116 : «…vidi un col capo sì di merda lordo…».


INFERNO: CANTO XXVIII. v. 27 : «che merda fa di quel che si trangugia».


Lo sterco compare 1 volta INFERNO, CANTO XVIII dove gli adulatori sono nello sterco.

(CANTO XVIII, 103-108). Siamo nelle Malebolge:«Quindi sentimmo gente che si nicchia / ne l’altra bolgia, e che col muso scuffa, / e sé medesma con le palme picchia. / Le
ripe eran gommate d’una muffa / per l’alito di giù che vi s’appesta…». E poi:
«Quivi venimmo, e quindi giù nel fosso vidi gente attuffata in uno sterco…».


Nel PURGATORIO e nel PARADISO i puzzi o le puzze si trasformano in profumi.

Nel PURGATORIO, (CANTO VII, 79-81), Dante descrive un insieme di profumi naturali impossibili da discernere singolarmente: «Non avea pur natura ivi dipinto, / ma di soavità di mille odori / vi facea uno incognito e indistinto».

Nel CANTO XXII, (131-132): «…e un alber che trovammo in mezza strada, / con pomi a odorar soavi e buoni».

Nel PARADISO (CANTO XXVIII, 6-9) l’aria si fa sempre più dolce: «Un’aura dolce, sanza mutamento / avere in se, mi feriva per la fronte / non di più colpo che soave vento; / per cui le fronde, tremolando pronte…».

Nel CANTO XXX, (124-126) la struttura stessa dell’Empireo è paragonata a un fiore che emana profumo:«Nel giallo de la rosa sempiterna, / che dilata ed ingrada e redole / odor di lode al sol che sempre verna…».

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