DUE PASSI FRA GLI ODORI. ODORI E DISTOPIE (8)

Possiamo considerare I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift pubblicato nel 1726 come un precursore del romanzo distopico, infatti la struttura dei mondi visitati da Gulliver non fa che anticipare in qualche modo i meccanismi delle distopie moderne, novecentesche e del nostro secolo. Lilliput, visitata dal protagonista, si rivela rapidamente come una distopia politica, in cui il governo controlla completamente i cittadini, assegna incarichi e cariche politiche non in base a effettive capacità, ma in base ad abilità del tutto ridicole, come per esempio l’esecuzione del ballo sulla corda. Lilliput sembra un mondo buffo in miniatura ma nasconde grandi, immensi giochi di potere. Nel romanzo Swift utilizza gli odori e i riferimenti scatologici (le puzze delle persone, gli escrementi, le urine) per demistificare la superbia umana e evidenziare che l’uomo è in ogni caso legato alla propria materia corporale odorosa e talvolta disgustosa. Si può essere re di Lilliput e possedere un palazzo reale meraviglioso ma poi, per spegnerne l’incendio, occorre una bella pisciata di Gulliver. Nella Terra dei Giganti le dame puzzano in modo insopportabile, i mendicanti esalano un tale odore da procurare il vomito, la puzza degli Yahoo è tale da far svenire il protagonista. Quando finalmente torna a casa Gulliver non riesce più a tollerare l’odore dei membri della sua famiglia, e decide di vivere nella scuderia, insieme ai cavalli, dove il loro sterco «ha l’effetto di ringiovanire i miei spiriti».

George Orwell usa gli odori in modo politico e sociale. ll discorso fondamentale di 1984 si snoda attorno a un nucleo centrale: il controllo totale della realtà e della mente umana attraverso il potere politico. Il concetto stesso di verità oggettiva è annullata con la cancellazione della memoria, dell’individualità e del sentimento umano. Il controllo della mente si basa  su alcuni fattori: sull’imposizione del bipensiero, che porta ad accettare simultaneamente due verità contraddittorie, sul controllo del linguaggio, attraverso il suo impoverimento e l’imposizione della neolingua, che depaupera progressivamente sempre più il pensiero critico, e infine sulla distruzione dei sentimenti e dei legami umani, la distruzione dell’amore, della famiglia, dell’amicizia.

In 1984,  fin dalle prime righe l’odore di cavolo bollito emana all’ingresso dell’edificio di abitazione del protagonista Winston, insieme a quello dei vecchi zerbini di corda consunti, si aggiunge quello  del gin da strapazzo, dall’odore oleoso e nauseabondo, che il protagonista è costretto a ingurgitare per calmare i morsi della fame: tutti questi odori  comunicano un senso di desolazione. Nel secondo capitolo l’appartamento della vicina continua a puzzare di cavolo, e in più di sudore; più avanti, nel V capitolo, la mensa avrà «un fetore acidulo nel quale confluivano gli olezzi del gin e del caffè scadenti, degli abiti sporchi e di quello stufato che sapeva di alluminio». Per contro quando, più avanti, il protagonista e Julia, malgrado il controllo cui sono sottoposti dal Grande Fratello, si incontreranno nei boschi, il profumo della terra segnalerà il loro risveglio morale oltre che fisico e sentimentale.

Nell’altro romanzo distopico di Orwell, La fattoria degli animali, il cui nodo centrale è la corruzione del potere con il tradimento degli ideali di uguaglianza da parte della nuova classe al potere,  gli odori  pongono una sorta di limen fra la libertà che gli animali, protagonisti della storia, potrebbero davvero raggiungere, e  l’impedimento posto dalla reale corruzione del potere. Quando ancora sono (o sembrano) liberi, si possono percepire gli odori della natura e della terra ricca di fieno, il profumo dell’aria pulita esalta libertà e l’uguaglianza.

L’odore della degenerazione si presenta fin dalle prime righe nelle vesti di Mister Jones, presumibilmente puzzolente di alcool e birra, giacché ubriaco: successivamente i maiali ne imiteranno i vizi. Nei capitolo 9 il buon odore di orzo cotto segnala la nuova divisione in classi, poiché l’alimento è riservato ai soli maiali: «Un giorno, sulla fine di febbraio, un profumo caldo, squisito, appetitoso, quale gli animali non avevano mai sentito prima, si sparse  per il cortile della piccola birreria che al tempo di Jones era caduta in disuso e che era situata dietro la cucina. Qualcuno disse che era odore di orzo cotto. Gli animali fiutarono l’aria con espressione affamata e si chiesero se la calda mistura si stesse preparando per la loro cena. Ma non comparve alcuna calda mistura e la domenica seguente venne annunciato che l’orzo sarebbe stato riservato ai soli maiali» .

Nel capitolo 10 gli animali noteranno la variazione che nella notte è stata posta ai Sette Comandamenti e constateranno la presenza di un articolo che gli animali non ricordavano esattamente in quel modo: «Avevano sempre creduto che il quinto comandamento dicesse “nessun animale berrà alcolici”. Ma vi erano due parole che essi avevano dimenticato. In realtà, il comandamento ora diceva “nessun animale berrà alcolici in eccesso”».

Anche il distopico romanzo Il mondo nuovo, Ritorno al mondo nuovo di Aldous Huxley contiene interessanti osservazioni sull’universo degli odori. Huxley ci immerge in una società pienamente dispotica in cui l’umanità ha rinunciato alla propria unicità e alla propria spiritualità barattandole con una vita priva, sì, di sentimenti, ma anche di problemi, di sofferenza, di vecchiaia. È lo Stato a garantire una stabilità costante, per mezzo dei condizionamenti genetici, l’ipnopedia e la droga di stato (il soma); all’umanità serve soltanto di assoggettarsi alla mancanza di pensiero critico, filosofico, religioso e alla rinuncia alle passioni, ai legami affettivi: si propone dunque una società totalmente disumanizzata.

Nella  società  proposta  tutto è perfettamente  e interamente igienizzato, dunque  gli odori sgradevoli o semplicemente naturali, come quelli legati al sudore della fatica, o alla decomposizione, o alla sporcizia, sono eliminati. Anche l’aria è controllata e purificata.

Fra i piaceri proposti nel romanzo spiccano quelli olfattivi dei profumi  spruzzati nelle sale cinematografiche, in accordo con la musica di accompagnamento alle scene proiettate. Nel capitolo 11 Lenina porta il Selvaggio al cinema; immediatamente «l’organo odoroso» prende ad eseguire un Capriccio d’erbe, accompagnato da «arpeggi gorgoglianti di timo e di lavanda, di rosmarino, basilico, mirto, artemisia; una serie di audaci modulazioni attraverso tutti toni delle spezie sino all’ambra grigia, e una lenta marcia inversa sino al legno di sandalo, la canfora, il cedro e il fieno tagliato di fresco  (con tocchi sottili qua e là di note discordanti: una ondata di pasticcio di rognone, il più leggero accenno di concime di porco) per ritornare agli aromi semplici coi quali il pezzo aveva cominciato. «Le ultime note del timo si spensero; seguì un fragore di applausi; le luci si riaccesero».

Vedremo quali tentativi di attribuire odori ai film sono stati operati nella realtà.

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