DUE PASSI FRA GLI ODORI (6), IL NASO NEI RACCONTI di Letizia Gariglio

IL NASO NEI RACCONTI

Quando leggevo ai miei figli  le Favole al telefono di Rodari si divertivano molto ad ascoltare Il naso che scappa. È la storia di un naso fuggito dal suo proprietario che si mette a viaggiare sul lago di Laveno su un mantello. Cade dal mantello perché bucato, viene ripescato da un pescatore che lo rivende al proprietario a peso d’oro. Alla domanda del perché della fuga il naso si arriccia per il disgusto. Dice: «Senti, non metterti mai più le dita nel naso. O almeno tagliati le unghie».  E qui scoppiavano le risate.

Il naso è un capolavoro letterario di Nicolaj Gogol’, compreso nei Racconti di Pietroburgo: un racconto grottesco e fantastico. Una mattina un barbiere, bistrattato da una moglie che lo redarguisce in continuazione, trova nel panino della colazione un naso, e lo riconosce per il naso di un suo cliente. La moglie, pur avendo lei stessa preparato il panino, lo strapazza senza mezzi termini: «Dove hai tagliato questa specie di naso, specie di belva… mascalzone! Ubriacone!  Biscotto rinsecchito!».

Il pover’uomo cercherà di gettare il naso nel fiume, ma con la sua aria da perdente attira l’attenzione di un poliziotto mentre getta nell’acqua il cencio che avvolge il naso. La scena si sposta sul burocrate Kovalèv che si sveglia e si accorge di non avere più il naso. Corre dal capo della polizia. Poi in una chiesa incontra il suo naso che ha assunto una propria indipendenza e, vestito da alto funzionario, risponde superbamente alle preghiere di Kovalèv, che  non può vivere senza naso perché la sua posizione sociale e il suo ruolo richiedono bella presenza.

Dopo alterne vicende il naso viene restituito al suo proprietario, il naso dapprima non vuole riattaccarsi, ma poi si rimette al suo posto. «Dopo di allora il maggiore Kovalèv fu visto eternamente di buon umore, sorridente, che inseguiva tutte le belle signore senza eccezione…»

Il naso è al centro della narrazione teatrale nell’opera di Edmond Rostand  del 1897, Cyrano de Bergerac,  commedia in cinque atti che costituisce  un classico del teatro francese. Cyrano è un valoroso spadaccino, poeta e sognatore, noto per il suo naso sproporzionato. Innamorato di Rossana, sua cugina, Cyrano non osa dichiararsi per paura di essere rifiutato a causa del suo naso. Aiuta Cristiano, bello ma scarsamente eloquente  e linguisticamente poco dotato, a scrivere lettere d’amore per lei. Svelerà il suo amore solo in punto di morte.

Cristiano dichiara la sua incapacità d’eloquio fin dal primo atto (seguirò il testo edito da Casa Editrice Bietti, Milano, 1958) : «Non ho spirito, non oso accostarla: mi turba il bel linguaggio ch’ora si scrive o si parla».

Cyrano chiederà (al personaggio del seccatore  perché questo gli guardi con insistenza il naso e gli chiede: «Dimmi, è molle e cascante siccome la proboscide, forse, di un elefante?» E poi: « È adunco a guisa di un becco di civetta? (…) Che forse alla punta c’è qualche pustoletta? (…) Qualche mosca forse vi passeggia o vi dorme? (…) Vossignoria lo trova un po’ diffuso?» E ancora lo apostrofa dicendo: «Vilissimo camuso, siate ben persuaso che di quest’appendice mi glorio e mi delizio; avvenga che un gran naso sia un vero e proprio indizio di un uomo buono, affabile, cortese, liberale di coraggio e di spirito, qual io sono…». Continua ancora a provocare: «Si potea, putacaso, dirmi, in tono aggressivo “ Se avessi un cotale naso. Immediatamente me lo farei tagliare! Quando bevete deve pescare nel bicchiere… è una rocca! è un picco, una penisola… A che serve quest’affare, o signore? Forse da scrivania, o da portagioielli? (…) Vi preoccupate di offrire agli uccelli un degno perno?… Quando nello starnuto il vapor del tabacco esce non gridano i vicini al fuoco?…State attento che di codesta chiappa il peso non vi mandi per terra!… Provvedetelo di un piccolo ombrellino…Vi si può benissimo sospendere il cappello…». E così continua almeno ancora per un paio di pagine.

Cirano è anche una canzone famosa di Francesco Guccini, pubblicata nel 1996 nell’album D’amore di morte e di altre sciocchezze; è un’invettiva contro la società attuale, l’opportunismo politico e l’ipocrisia, scritta insieme a Beppe Dati.

Esistono numerosi adattamenti cinematografici del Cyrano de Bergerac, tra cui la versione del 1950 con José Ferrer e quella del 1990 con Gérard Depardieu.

Il nome, il naso è il titolo di un racconto di Italo Calvino che fa parte della raccolta Sotto il sole giaguaro edito da Garzanti nel 1986. Protagonista è il senso dell’olfatto; il racconto è diviso in tre storie fra di loro parallele che iniziano tutte e tre con un protagonista che cerca, attraverso l’odore, una ragazza, alla fine in tutte e tre le storie il protagonista ritroverà la ragazza, ahimè, morta. Una prima storia riguarda un uomo parigino che va alla ricerca di una fanciulla con cui ha ballato la sera precedente, non conosce o non ricorda il suo nome, però ricorda il suo odore. La seconda storia riguardo un uomo della preistoria che percepisce l’odore di una femmina tra quelli, molteplici, del branco; l’odore lo attrae tanto che si mette alla sua ricerca, finirà per scontrarsi con un antagonista in un duello che vincerà, tuttavia scoprirà che l’odore veniva dalla fossa dove il branco buttava i cadaveri. La terza storia riguarda un musicista londinese che si sveglia in una camera buia piena di corpi nudi, cerca di arrivare ad una stufa per accenderla e prova a distinguere i corpi per mezzo dei loro odori,  fin quando sente l’odore di una ragazza diverso dagli altri, che lo attrae; al ritorno dalla stufa non trova più la ragazza, esce per prendere un po’ d’aria e, quando rientra, trova la ragazza soffocata dalla stufa che aveva acceso lui. Raccontata così potrebbe sembrare una storia macabra. In realtà, il racconto è bellissimo e l’io narrante vive le tre diverse vicende in tre diverse epoche storiche. Il racconto non è basato sulla progressione lineare degli eventi, è un testo frammentato per quanto riguarda la struttura narrativa, che propone al lettore di percepire la potenza del senso dell’olfatto. Calvino si sofferma su tre momenti del viaggio dell’umanità verso la conoscenza: la preistoria, l’inizio del nostro secolo, e l’importante passaggio degli anni ’60 /’70 sono tre periodi in cui l’uomo si è particolarmente soffermato sulla percezione sensoriale per conoscere la realtà.

Il racconto ha inizio con avvertimento all’uomo del futuro: «Come epigrafi in un alfabeto indecifrabile, di cui metà delle lettere sono state cancellate dallo smeriglio del vento carico di sabbia, così voi resterete, profumerie, per l’uomo futuro senza naso (…) I flaconi le boccette, le ampolle dei tappi di vetro cuspidati o sfaccettati continueranno invano a intrecciare da uno scaffale all’altro la loro rete di accordi consonanze dissonanze contrappunti modulazioni progressioni: le nostre sorde narici non coglieranno più le note della gamma: gli aromi muschiati non si distingueranno dei cedri, l’ambra e la reseda, il bergamotto e il benzoino resteranno muti, sigillati nel calmo sonno dei flaconi. Dimenticato l’albero dell’olfatto che ne faceva altrettanti vocaboli d’un lessico prezioso, i profumi resteranno senza parola, inarticolati, illeggibili».

Subito dopo l’autore ci immerge in una ridda di profumi e di aromi, e così continuerà fino alla fine del racconto.

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