LA VOCE IMPAZIENTE. VIAGGIO NELLA POESIA (N. 43, 44, 45) di Grazia Valente

               

43. La sete di sapere

Del resto, la sete di sapere, la tensione verso la conoscenza, dovrebbe essere connaturata al poeta, dal momento che scrivere è anche porre domande, cercare risposte.

La mia sete zampilla

                                   tra risme di carta

                                   e domande sospese

                                   nell’aria.

                                   Attendo risposte

                                   dall’eternità.

E quando interroghiamo in profondità noi stessi è come se interrogassimo l’Universo. L’ironia che traspare dal verso “attendo risposte / dall’eternità”, presupponendo un’attesa vana, è strettamente correlata al realismo del poeta, che ricerca sempre una verità ultima, definitiva,  ma senza illudersi di trovarla.

44. I cercatori di perle

A volte egli somiglia al cercatore di perle. Per trovare, bisogna andare in profondità: “Ciò che da solo saliva alla superficie è già stato raccolto. Il resto bisogna strapparlo dal fondo con lenta fatica.” (Freud). 

                                   Nella vita che rapida scorre

                                   il poeta ogni volta s’immerge

                                   temerario

                                   cercatore

                                   di perle.

L’habitat naturale della poesia è, nella nostra concezione, la vita. E nell’esplorarne i fondali misteriosi a volte si può avere difficoltà a risalire. Quindi è giusto inabissarsi, alla ricerca di quelle risposte che stanno a cuore al poeta, ma senza staccarsi troppo dalla vita esterna, mantenendo quindi i contatti con l’ambiente circostante in un necessario equilibrio tra vita interiore, per quanto affascinante possa apparire il suo scandaglio, e vita esteriore, con la sua socialità. La vita è una fonte incessante di ispirazione, e meditare su di essa è, a nostro parere, indispensabile per chi voglia considerarsi poeta. Del resto, “la vita non dà nulla ai mortali senza grande fatica”,  recita una massima latina. E l’atto di apprendere, in una continua ricerca, dentro e al di fuori di noi stessi, alla fine porterà a un risultato. Forse, alla saggezza.

Ho bevuto alla fontana del poeta

                                   un’acqua dolcissima

                                   che sapeva di sale.

45. Lo sguardo ulteriore

Il sale delle lacrime, oppure il sale della saggezza? Ancora una volta, il significato della poesia sembra chiarirsi meglio a posteriori. Accade spesso che alcune poesie abbiano bisogno di uno sguardo ulteriore, a volte del poeta stesso, altre volte di chi lo legge. Poiché esse non obbediscono alle leggi del poeta, ma a quelle della poesia. E le leggi della poesia spesso sfuggono allo sguardo del poeta.

Comunque, alla fontana si avvicina soltanto chi ha sete e compito della poesia è anche quello di rispondere al bisogno di conoscenza. 

Ma la saggezza non sembra essere molto apprezzata, nell’attuale mercato.

                                   Ho nascosto i grani grigi dei miei versi

                                   nella polvere d’oro

                                   per attirare

                                   ignari cercatori.

Si direbbe che si preferiscano gli abbagli delle apparenze, il luccichio fatuo delle esteriorità. Ma il poeta non è un ingenuo. Egli conosce la vita per come essa è, anche se la vorrebbe diversa. Per questo, i suoi “grani grigi” non li butta via, ma li nasconde, mescolandoli ad altre cose, più appariscenti, per renderli accettabili. Traducendo: la poesia a volte è costretta a frequentare luoghi che non le si addicono.

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