DUE PASSI FRA GLI ODORI (3).UCCI UCCI SENTO ODOR DI CRISTIANUCCI di Letizia Gariglio

UCCI UCCI SENTO ODOR DI CRISTIANUCCI

La Bibbia non condannava l’apprezzamento odoroso del corpo umano. Basta rileggersi  il Cantico dei Cantici: 

«Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza, 

aroma che si spande è il tuo nome:

per questo le ragazza di te si innamorano».

E più avanti:

«L’amato mio è per me un sacchetto di mirra…»

Di sé l’amata dice:

«Io sono un narciso nella pianura di Saron,

Un giglio delle valli…»

E l’amato invita l’amata in molti modi, richiamando bellezze godibili alla vista, all’udito, ma anche all’olfatto:

«…le viti in fiore spandono profumo…»

E ancora. 

«…quanto inebriante più del vino è il tuo amore,

e il profumo dei tuoi unguenti, più d’ogni balsamo».

« I tuoi germogli sono un paradiso di melagrane,

con i frutti più squisiti,

alberi di cipro e nardo,

nardo e zafferano, cannella e cinnamomo,

con ogni specie di alberi d’incenso,

mirra e aloe, 

con tutti gli aromi migliori».

Lei dice di lui:

«Le sue guance sono come aiuole di balsamo

dove crescono piante aromatiche,

le sue labbra sono gigli

che stillano fluida mirra».

«Le mandragore mandano profumo…»

L’Antico Testamento testimonia l’utilizzo di unguenti e di profumi (o per meglio dire, oli profumati). In Esodo Dio invita Mosè a costruire un altare di essenze,  si sofferma nello spiegare quale ingredienti debbano essere adoperati: «Procurati balsami, storace, onice, gàlbano e incenso puro, il tutto in parti uguali. Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere, salata, pura e santa». 

In Genesi viene narrato l’episodio di Giacobbe, figlio di Esaù, cieco, il quale si unge con il profumo di suo fratello Esaù per abbindolare il padre e ottenere da lui, con l’inganno, la sua benedizione. Esaù viene imbrogliato e dice: «Ecco l’odore di mio figlio, come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto».

In Esodo viene insegnato a Mosè a preparare l’olio per l’unzione: «Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di 500 sicli,  cinnamomo odorifero,  canna odorifera 250,  cassia 500 sicli e un hing di olio d’oliva. Ne farai l’olio per l’azione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere».

Nei Vangeli i profumi compaiono assai meno, però compaiono con i Magi, nella narrazione leggendaria di cui sono protagonisti, quando ricercano, guidati dalla cometa, il luogo dove Gesù è nato, portando in dono, come tutti sappiamo, oro, ma anche incenso e mirra.

Malgrado questi precedenti riferimenti veterotestamentari, fin dai primi secoli del diffondersi del cristianesimo la cura del corpo umano per mezzo di oli, essenze odorose e profumi viene progressivamente relegata fra le cose peccaminose. Viene visto molto male l’abbellimento del corpo umano, ancor più se femminile: a cominciare da San Paolo, secondo il quale ciò che può suscitare apprezzamento per il corpo e suscitarne il piacere, allontana l’uomo da Dio. Questa concezione afferma che tutto ciò che procura piacere ai sensi, come i profumi, deve essere condannato, perché indebolisce l’anima: implica l’austerità. Ecco gettate le basi per quella frattura, via via divenuta sempre più divaricante, fra corpo e spirito, fra la carne e il divino, che ha portato sempre più alla mortificazione della carne, e alla concezione peccaminosa della sessualità. I profumi, come ogni forma di abbellimento, verranno considerati strumenti del diavolo. L’unico profumo ammesso, ma solo se dedicato a Dio e alla Chiesa, sarà quello dell’incenso.

Bisognerà arrivare almeno al 1700 perché qualcosa, almeno in campo teorico, cambi. I sensi, compreso l’olfatto, saranno riabilitati dal filosofo Diderot, ma dovremo al filosofo e pedagogista Rousseou la piena riabilitazione dei sensi (e dell’olfatto): egli definirà i sensi come «gli strumenti della nostra intelligenza», vale a dire dell’intelligenza umana. Nell’Emilio o dell’educazione scriverà, nel Libro Secondo: «Siccome tutto quello che entra nell’intelletto umano vi giunge per mezzo dei sensi, la prima ragione dell’uomo è una ragione sensitiva; proprio questa serve alla ragione intellettuale… Per imparare a pensare bisogna esercitare le membra, i sensi, gli organi che sono gli strumenti della nostra intelligenza». E ancora: «È un errore molto pietoso l’immaginare che l’esercizio del corpo nuoccia alle operazioni dello spirito, come se queste due attività non dovessero procede di pari passo, e l’una essere sempre diretta dall’altra».

Finisce qui, almeno in teoria, dal punto di vista filosofico e pedagogico, la mortificazione del corpo.

All’odorato Rousseau non attribuirà un valore eccelso nell’educazione, considerandolo un senso che si sviluppa di più nell’età adulta, perché legato all’immaginazione, basata sulle esperienze, la memoria e le emozioni.  Ma lo metterà soprattutto in relazione con il gusto: «Non gustiamo nulla senza fiutare».

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