DEUS VULT: SIAMO SICURI? di Letizia Gariglio

Nello scorso mese ho scritto un articolo su queste pagine (Parole in- crociate. Deus vult) in forma di breve scena teatrale in cui ho giocato a incrociare le parole pronunciate da Urbano II alla partenza dei primi crociati e le parole pronunciate nella realtà odierna da pastori evangelici che hanno attorniato Trump nella Sala Ovale per una speciale benedizione, in contemporanea all’attacco degli USA contro l’Iran. Volevo sollecitare con questo una riflessione su modi di soffiare sui venti di guerra. Infatti entrambi i discorsi, pur lontani nel tempo (1095 e oggi) hanno lo scopo di proteggere nella vittoria durante il conflitto e offrire un sostegno di carattere spirituale durante un’operazione militare.

Devo dire che, passando i giorni, mi sento sempre più preoccupata e meno disposta verso un semplice divertissement sull’argomento. 

Un passaggio cruciale mi sembra si sia aggiunto alle voci messianiche che accompagnano i venti di guerra.  Il Segretario alla Guerra degli USA ha pronunciato un discorso intriso di parole religiose sulla missione militare, definendola «una guerra  volta alla verità e alla luce di Dio contro le oscurità dell’odio».  Nel suo discorso i cieli sopra l’Iran  si sono infiammati di questa supposta luce divina: è arrivato ad affermare che la « giustizia divina» era stata condotta sui cieli dell’Iran, poiché «coloro che combattono dalla parte degli Stati Uniti combattono con il Signore».

Il fiammeggiante discorso  ha suscitato molte critiche, sia da parte di alcune correnti delle Chiese evangeliche sia da parte di quelle cattoliche, colpite dai toni sacrileghi del linguaggio religioso. Subito anche Trump ha inneggiato alle parole del Ministro della Guerra, per poi ritirare la mano subito dopo avere gettato il dado, tentando di riportare le parole pronunciate sotto un profilo del tutto personale di Pete Hegseth. Resta tuttavia inalterato sia il contenuto stesso del discorso, come anche il tono con cui è stato pronunciato, che chiunque ha potuto constatare essere un tono da vera e propria crociata.

Noi ingenuotti avevamo creduto che con la chiusura dell’epoca medievale delle crociate fosse terminata la commistione (almeno a parole!)  fra violenza e religione: chi si sarebbe aspettato nel 2026 di sentire legittimare dalla volontà di un dio vero o presunto  la volontà tutta umana di piegare e distruggere un popolo avverso?  Ci siamo forse creduti troppo furbi perché non arrivasse qualcuno a propinarci la bellezza di nuove guerre sante? Ci facesse intravedere nuovi unti del Signore?

È certo che all’interno delle correnti del pensiero evangelico negli USA si stanno rafforzando quelle del sionismo cristiano, che si basa su un’interpretazione letterale della Bibbia: ritengono che il ritorno degli Ebrei in Israele costituisca un adempimento delle profezie contenute nella Bibbia e nelle stesso tempo che ciò sia il requisito necessario per il secondo avvento del Messia. 

In questa ottica le politiche di Netanyahu sarebbero volte alla realizzazione della volontà divina.

La visione di queste correnti evangeliche (non tutte le correnti evangeliche sono sioniste, sia chiaro)  immagina il sostegno a Israele e alle sue peggiori volontà di guerra e di sterminio di altri popoli come garanzia della benedizione di Dio all’America. Vedono in Israele l’anello fondamentale di un piano divino-apocalittico e il sostegno a Israele  viene visto come una maniera per accelerare la strada verso l’Apocalisse e il trionfo finale del Messia.

Va sottolineato che i sionisti cristiano-evangelici sono stati i più grandi sostenitori di Trump e della sua campagna elettorale e ora il gruppo politico-religioso influenza pesantemente la politica estera di Trump.

Hegseth, Ministro della Guerra, è considerato un sionista cristiano; quando in Senato gli fu chiesto se lo fosse, ha risposto: «Sono cristiano e sostengo con forza lo stato di Israele e la sua difesa esistenziale e il modo con cui l’America resta al suo fianco».

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