DUE PASSI FRA GLI ODORI (1). INIZIAMO FICCANDO IL NASO di Letizia Gariglio

INIZIAMO FICCANDO IL NASO

I nuovi libri, freschi di acquisto, oggi appena arrivati a casa, sono stati sottoposti a disanima  dal mio gatto. Come sempre li ha odorati per bene, indagando i cinque lati disponibili, poi con una nasata ha rivoltato sottosopra il volume adagiato più in alto, ad esplorarne il lato fino a quel momento nascosto. Non ancora completamente soddisfatto l’ha buttato a terra,  adoperando la sua adorabile zampetta; una volta caduto dalla scrivania l’ha trascinato un po’ qua e là sul pavimento, finché ci si è sdraiato sopra. Così il nuovo gruppo di libri è entrato a far parte della casa e io potrò ammetterli nella biblioteca. Il libro caduto sarà abbandonato fra un po’, quando io ne aprirò finalmente un altro, per primo, e lui verrà a onorare le sue pagine aperte sdraiandocisi sopra: dovrò discutere un po’ sull’uso  degli spazi, ma so che ci metteremo (quasi) d’accordo  seppur con qualche contesa; infine il libro sarà posseduto da entrambi. In un certo senso va meglio oggi con il gatto Teodoro di quando i miei libri andavano condivisi con il cane Ramon, perché lui pretendeva anche di rosicchiarli. In casa alcuni libri portano ancora il segno dei suoi adorabili aguzzi denti, soprattutto di quando era cucciolo, così come gambe di mobilio su cui ha rafforzato la sua dentatura.

I gatti non hanno un olfatto così potente come quello dei cani, ma non se la cavano male; rimane tuttavia per me evidente che il mio micio sottopone abitualmente i miei libri ad una analisi olfattiva prima dell’accettazione.

Io impazzisco per l’odore dei libri, ancor più per quelli nuovi: non sono l’unica e non sono nemmeno originale, condivido la passioncella con migliaia di persone. Tuttavia attribuisco alla mancanza di odore il motivo per cui riesco poco e male a leggere gli e-book, anche se gli occhi ne trarrebbero giovamento.  Sappiamo che l’inebriamento di fronte ai libri è dato dagli elementi da cui è composto, la cellulosa, la lignina ma anche la benzaldeide, l’alcool e la colla.

Già più di una decina di anni fa (2012)  qualcuno ha provato e ricreare quell’odore e a racchiuderlo in una boccetta: il designer Karl Lagerfeld di Escentric Molecules, Geza Schon e le case editrici Steidl e Wallpaper. Da questa collaborazione nel 2012 nacque Paper Passion, il primo perfume for booklovers, un misto di note forti e legnose .

Otto anni dopo anche la catena americana indipendente di bookshop Powell’s ha deciso di creare il primo profumo che sa di libri: Eau de Bookstore. Questo profumo ha un sentore di legni, violetta e brossura e racchiude, secondo Powell’s, «l’odore di un milione di libri».

Dunque stiamo parlando di odori, di olfatto, il  senso più negletto.

Da  dilettante umanista quale sono, in ogni caso scarsamente e goffamente scientifica, mi precipito a fare il compitino e a ripassare come funziona l’olfatto. Dunque: è un senso chimico, mi pare di capire. Allora: ci sono in giro per l’aria delle molecole  che raggiungono il nostro naso, vanno al fondo delle fosse nasali dove sta l’epitelio olfattivo e dove ci sono i ricettori olfattivi o per meglio dire dei neuroni olfattivi che trasmettono l’informazione  odorosa al cervello. Come? I ricettori olfattivi formano il nervo olfattivo che raggiunge il cervello. Pare che noi abbiamo circa 10 milioni di neuroni olfattivi (forse 12 milioni). Poi le cose si fanno sempre più complicate: si passa dal bulbo olfattivo e poi, voilà, l’odore arriva al cervello. La parte di cervello preponderante nel catturare gli odori è il cervello limbico, responsabile delle risposte emotive e della memoria. Ecco perché gli odori funzionano come macchine del tempo, collegandosi con trascorse emozioni, memorie ed eventi passati: è il famoso effetto Madeleine. 

Mi astengo dal rivolgermi all’AI chiedendo di approfondire: ne ho già abbastanza così.

Nel panorama delle relazioni umane l’olfatto, in quanto senso mediatore fra odori ed emozioni, e fra odori emozioni e memoria, gioca un ruolo importante. Attrazione //repulsione, ricordi positivi//negativi, legati a un particolare odore, scatenamento di stress o di stati d’animo sereni: è evidente che  le sensazioni olfattive possono sottilmente, e anche inconsciamente (oppure del tutto consciamente) influenzare in senso positivo o negativo i legami sociali. Inoltre il riconoscimento nell’altro di segnali chimici determinati da odori (per esempio, paura, stress, calma, ecc.) possono condizionare potentemente una relazione. Miguel de Cervantes scriveva nel Don Chisciotte: «Mi pare, Sancho, che tu abbia una gran paura». «Per l’appunto, ma da dove arguisce Sua Signoria che io abbia paura adesso più di prima?» «Perché adesso, più di prima, mandi un odore che non è di ambra».

I segnali chimici, i feromoni,  o ferormoni, prodotti dalle ghiandole esocrine, gettano all’esterno messaggi ed emozioni: comunicano attrazione, paura, invidia, fastidio, e così via,  nel mondo umano, non diversamente da quello animale. Hanno il potere di influenzare l’attrazione (o la repulsione) sessuale. Nella comunicazione sociale influenzano la capacità di percepire le emozioni altrui, per esempio attraverso il sudore, soprattutto quando la persona si trovi in condizioni di paura, di stress, di vigilanza, ma anche quando si trova in condizione di emozione positiva, quale la gioia e la felicità. 

A quanto pare, noi umani scegliamo i nostri partner sessuali utilizzando la base odorosa emessa dalle ghiandole sudoripare che si trovano sotto le ascelle, sulla testa nel cuoio capelluto, fra le pieghe dell’inguine e intorno ai capezzoli. Quando l’odore di una persona ci attrae in realtà in esso si manifesta olfattivamente una compatibilità: la scienza contemporanea pensa che la compatibilità sia data dall’incontro di due sistemi immunitari diversi fra loro. 

In realtà la suddetta teoria scientifica parrebbe contraddire e smentire una teoria che lungamente ha primeggiato, e che voleva le scelte sessuali di un partner dipendere dalla somiglianza, non dalla diversità: somiglianza di classe, di professione, di ambiente, di appartenenza a un gruppo, tali che eventuali affinità elettive dipenderebbero da affinità odorose. Secondo questa opinione, lungamente diffusa nel tempo, la segnalazione odorosa di estraneità potrebbe facilmente scatenare il rifiuto, potrebbe fungere da muro per la comunicazione (non solo sessuale) fra razze e popoli diversi, oltre che fra categorie sociali.

Oggi gli odori naturali umani si nascondono, sotto patine odorose di deodoranti, profumi, acque di colonia, bagni schiuma, shampoo… anche se vi è poi chi va a cercare e ad acquistare i profumi ai feromoni (bufale odorose, fake smells?) Forse vale la pena domandarci il perché.

Forse vi fu un tempo nella storia dell’umanità in cui l’olfatto era molto importante per riconoscere in natura segnali di pericolo e per fiutare prede e buoni oggetti per la sopravvivenza, sebbene l’età dell’oro del naso fosse già tramontata con l’acquisizione della posizione eretta. Si pensa che l’umanità abbia progressivamente perduto in parte le sue capacità olfattive e se ne attribuisce genericamente la causa allo sviluppo della civiltà. Chissà se è proprio così. Certo noi oggi non dobbiamo fiutare la preda, anche perché ci serviamo dei cani, le nostre città e gli agglomerati urbani non puzzano più come cloache, abbiamo indubbiamente migliorato la nostra igiene personale (almeno, speriamo!).

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