LA VOCE IMPAZIENTE. VIAGGIO NELLA POESIA (52, 53, 54, 55) di Grazia Valente

52. L’introspezione del poeta

A questo scopo, essenziale è a nostro avviso l’introspezione, la ricerca interiore.

                                   Accendi la stanza dell’anima

                                   e non far spegnere il lume.

La nostra “stanza segreta” è il luogo più intimo dove vengono custoditi pensieri, sentimenti, paure e ogni altro elemento che è stato oggetto di rimozione nel corso del tempo, e da cui la poesia non è detto che nasca, ma da cui certamente deve partire la scintilla che la accende. Ma sappiamo bene come non sia sufficiente accendere la luce della consapevolezza. Occorre tenere viva la fiamma, nel senso che deve avvenire una ricerca continua, dentro e fuori di noi: “L’io che si nasconde dietro l’io / Una scossa ben più terrorizzante / di un assassino in agguato / nella propria casa” recita un verso di Emily Dickinson.

Questo è il terreno di coltura dove non vi è la certezza che la poesia nascerà, ma dal quale non si può prescindere per qualsivoglia atto creativo, se non si vuole cadere in un astratto esercizio cerebrale.

53. Il realismo del poeta

Abbiamo già accennato precedentemente al realismo del poeta.

Che cosa si intende per poeta realista? 

Si intende quell’essere umano che non dimentichi mai di essere, appunto, un individuo con nome, cognome, professione eccetera, e non creda invece di essere un trapassato,  magari di nome D’Annunzio o Leopardi,  oppure l’arcangelo Gabriele o addirittura Dio in persona venuto a visitare proprio lui …

Il poeta realista, anche se non parla in senso stretto della vita quotidiana e di ciò che accade nella società, nel senso che non li descrive, non smette mai di parlarne nella sua poesia, dal momento che descrive la gioia, l’inquietudine, la sofferenza, la solitudine, l’indifferenza, il cinismo, la povertà morale e materiale della realtà che lo circonda, ossia di ciò che suscita in lui la vita quotidiana.

Il poeta ha dentro di sé un altro mondo, ma non è fuori dal mondo.

Questo essere poeti di un altro mondo non va confuso con l’essere prigionieri di un mondo irreale che si nutre di finzioni.  L’immaginazione – intesa come capacità di trasformare in immagini i pensieri – nulla ha a che vedere con la fantasiosa descrizione di improbabili mondi o di situazioni assurde o inverosimili, da cartone animato. E, del resto, il poeta non è un romanziere!

Questa tensione verso la realtà, anche se trasfigurata, vorremmo fosse sempre presente.

54. Le parole di carta

                                   Sul foglio che muto mi aspetta

                                   non trovo parole di carta

                                   ma pugni di creta

                                   manciate di vita.

E anche le parole, soprattutto le parole, sono chiamate a rispettare questo principio di realtà. Dobbiamo rifuggire dalle “parole di carta”, ossia le parole false nel senso di artificiose, senz’anima, quelle che tante volte abbiamo letto o ascoltato senza che abbiano suscitato in noi alcuna emozione, ma generatrici soltanto di irrefrenabile noia. 

55. Ricerca e ricercatezza

                                   Non inseguo parole ricercate

                                   per stupire

                                   ma l’aderenza

                                   tra il lucido pensare

                                   e il confuso balbettio del dire.

Si ritiene spesso che la ricercatezza sia una componente importante del fare poetico. Si va allora a caccia di termini strani, insoliti, di vocaboli inusuali, con l’intento di sorprendere, di stupire. Si mostra così di ignorare che “la semplicità è sempre stata indice non soltanto di verità, ma altresì di genialità … Bisogna usare parole ordinarie, ma dire cose fuori dall’ordinario: essi [gli scrittori] invece fanno il contrario.” (Schopenhauer).

Ancora una volta bisognerebbe parlare di artificio, di protesi a sostegno del pensiero debole, banale. Si tenta di far camminare qualcosa che altrimenti resterebbe inanimato. Ma il risultato è che rimane inanimato il lettore. Quindi, a nostro parere, la ricercatezza fine a se stessa, nel migliore dei casi è esibizionismo e, nel peggiore, mistificazione. 

Altra cosa, naturalmente, è la ricerca della rispondenza tra la parola, la frase, il verso, al concetto che si vuole esprimere. Quindi, ricerca stilistica contrapposta alla ricercatezza formale.  Bisogna arrivare a uno “stile casto” (Schopenhauer).

E’ del resto nostra profonda convinzione che l’arte in genere, e quindi anche la poesia, non sia invenzione ma rivelazione. E il dubbio che lasciano i poeti della ricercatezza è che siano ricercati perché incapaci di essere scopritori.

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